Il restauratore di dipinti? Un po’ come il direttore d’orchestra!

21 Feb 2019

L’addio di Telemaco ed Eurachis di Jacques-Louis DavidAmi l’arte e sogni di fare il restauratore? Ti stai diplomando e stai valutando se scegliere il corso di laurea a ciclo unico in Conservazione e Restauro offerto da IRR? 

Per darti una mano ad esplorare questo affascinante mondo, che coniuga conoscenze tecniche, scientifiche, metodologiche ed una straordinaria manualità, attraverso questa ed altre notizie ti accompagneremo in una prima esplorazione di questo lavoro.

La conservazione e il restauro e dei dipinti è certamente una delle aree più note tra quelle che approfondirai con i docenti qualificati dell’Istituto Restauro Roma nei laboratori e nei cantieri che l’Istituto dedica ai suoi studenti che sono una parte integrante e determinante del percorso formativo. 

Ma in attesa di quel momento, vediamo come descrive questa attività Mark Leonard, tecnico del team di conservazione del Getty Museum, una delle istituzioni museali più importanti degli Stati Uniti.

“I materiali degli artisti – racconta Mark in un video didattico -  sono per diversi aspetti simili a ciò che le note musicali sono per un compositore. L'artista riunisce un gruppo eterogeneo di materiali, li assembla in una composizione e ciò che vediamo di quella composizione è sulla tela. Proprio come il lavoro di un direttore d'orchestra è quello di prendere una serie di note e dare un senso all'orchestra indisciplinata, il compito di un restauratore è di prendere il set di materiali applicati dall’artista, che nel tempo ha subito molte trasformazioni, e restituire loro un senso.”

Per spiegare come un restauratore procede per entrare nell’anima di un’opera e scoprirne gli elementi più profondi della sua composizione, il restauratore del Getty ci mostra l’uso della riflettologia a infrarossi, una tecnica che permette di osservare le capacità riflettenti di diversi materiali e dei diversi pigmenti.

In un opera di Jacques-Louis David del 1818, l’addio di Telemaco ad Eurachis, questa tecnica svela ad esempio come l’autore usasse disegnare prima la figura nuda e quindi la rivestisse letteralmente dipingendo il panneggio. Un modo in cui l’artista usava lo studio del nudo per dare il ”vero senso della forma, non soltanto disegnando la superficie della pelle, ma facendo emergere anche le ossa e i muscoli che ne sono alla base”.

“La pittura - ricorda Mark - è una sostanza molto indisciplinata e difficile da gestire, ed è molto difficile fargli fare quello che vuoi che faccia. Questo è uno dei motivi per cui gli artisti sono tali geni è perché sono in grado di prendere un materiale praticamente ingovernabile e dargli un senso, farlo parlare, fargli raccontare qualcosa capace di esprimere anche sentimenti profondi.”

In un altro esempio, sempre avvalendosi della riflettologia a infrarossi sul restauro di un’opera di Caspar David Friedrich, pittore tedesco dell'inizio del XIX secolo, il tecnico del Getty Museum mostra come l’artista sia riuscito a creare un effetto di alberi avvolti nella nebbia attraverso dettagli molto elaborati e precisi e di come egli sia riuscito a mostrare l’adagiarsi della nebbia sugli alberi avvalendosi della vernice per imitare letteralmente la progressione naturale dell'atmosfera in un tardo pomeriggio estivo.

Quasi sempre, ricorda Mark, “quello che sembra l'essenza della semplicità e della purezza è il risultato di una lotta tremenda e della lotta con i materiali”. Ed è proprio a quella lotta e a quei materiali che il restauratore attento deve avvicinarsi per intervenire nel modo più rispettoso possibile non soltanto dell’anima ma anche delle scelte dell’artista.

Ed ora ti invitiamo a gustarti il video per vedere come Mark sia intervenuto per la riparazione di un grosso buco su una parte molto delicata dello stesso dipinto provando a dare la sensazione che quel buco non sia mai esistito!

 

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